DISAVVENTURA DI UNA NOTTE D’INVERNO

“Cosa farone?” (“Cosa facciamo?”)

“Done a fei un giro in Val d’Oten?” (“Andiamo a fare un giro in Val d’Oten”)

Hanno inizio con queste due frasi le nostre brevi peripezie in mezzo ai ghiacci.

Il team decide quindi di andare a fare un giro con i mezzi sulla neve.

Ci siamo diretti sul posto accompagnati dai fiocchi che scendevano candidi ed abbondanti.

Non sapevamo ancora che una semplice escursione si sarebbe trasformata in un’avventura vera e propria. Arrivati, la valle innevata e deserta ci faceva pregustare un pomeriggio di divertimento.

Abbiamo preso una pista in mezzo al bosco e senza particolari problemi abbiamo proseguito percorrendola. La fitta boscaglia ci ha accompagnato per un pezzo per poi progressivamente aprirsi rivelandoci un paesaggio incredibile. Un misto di arbusti bassi e alti alla nostra destra ed un’imponente monte alla nostra sinistra nascosto dalle nuvole: eravamo al cospetto dell’Antelao.

Affascinati abbiamo continuato ed attraverso un saliscendi siamo entrati nel greto del torrente. Arrivati al Rifugio Capanna degli Alpini abbiamo fatto una sosta per contemplare ciò che ci circondava. Durante l’anno questo ambiente è rigoglioso e vivo. In questo periodo, però, la neve copre tutto come una candida coperta, fermando il tempo. Una volta deciso di fare un giro vicino alla costruzione, la luce stava lentamente calando. Se il Jimny, più leggero e con gomme migliori, nuotava tranquillamente nel mare di neve, il Pajero arrancava a fatica. Convinto che la strada che stavo seguendo sboccasse su quella seguita poco tempo prima, stavo continuando sempre più a fatica. Ad un certo punto mi ritrovo bloccato. Alfred (il Pajero) non era più in grado né di proseguire né di tornare indietro a causa della neve che lo avvolgeva. Ha qui inizio il nostro rocambolesco recupero che ci porterà a vivere un’esperienza scomoda, faticosa ma con un regalo inaspettato.

La paura di dover lasciare il fuoristrada lì fino a primavera ci attanagliava. Il telefono non prendeva e quindi abbiamo dovuto pensare ad una soluzione da soli. Il jimny, per fortuna, era ancora libero. Ragionando sul recupero abbiamo capito che cosa ci sarebbe servito. Senza perdere tempo e con le tenebre che ci rincorrevano, siamo usciti dalla valle con Gianni (il Jimny). Una volta a casa ci siamo procurati l’indispensabile. Non avendo delle pedane da mettere sotto le ruote per aumentare l’aderenza, abbiamo dovuto costruirle. Usando delle assi di legno come base, ci abbiamo inchiodato sopra dei blocchi trasversali ed un lavoro apparentemente semplice ci ha portato via un bel po’ di tempo. Fuori era calata la sera ed era buio. Abbiamo caricato sul mezzo il necessario: pale, corde, pedane e tanta speranza.

Ci siamo diretti nuovamente sul posto facendo attenzione a non bloccare anche il Jimny, altrimenti sarebbe finita. Raggiunto il luogo, abbiamo proseguito a piedi fino allo sfortunato mezzo. Essendo avvolto da neve e ghiaccio c’era poco da fare se non iniziare a spalare. Una volta liberate un po’ le gomme, con un ottimismo estremamente forzato, abbiamo messo le pedane sotto le ruote posteriori. Accesa l’auto e scaldato il motore ho dato pieno gas in retromarcia. Incredibilmente ero riuscito a fare qualche metro. In quel momento, guardandoci, abbiamo capito che era la strada giusta da percorrere. Armati di pazienza abbiamo continuato così per qualche ora. Circa a metà abbiamo fatto una pausa. Come se qualcuno volesse rincuorarci, il cielo era diventato sgombro ed una stellata ci avvolgeva. La luna piena illuminava tutte le vette ed il paesaggio circostante. Senza nuvole infatti era possibile ammirare tutte le montagne attorno a noi. È difficile descrivere ciò che abbiamo provato. Senza inquinamento luminoso ed avvolti da un silenzio assordante siamo stati qualche minuto a contemplare ciò che ci circondava, la luna e l’incredibile stellata.

Ricaricate le energie, abbiamo proseguito: spalare, mettere le pedane e via con la retromarcia. Questo era l’ordine. Le assi si stavano rompendo man mano che andavamo avanti, o forse sarebbe meglio dire indietro. Eravamo praticamente alla fine quando un gruppo di fuoristradisti amici ci ha tirato fuori nell’ultimo pezzo.

Impresa compiuta!

Veramente esausti siamo tornati fuori dalla valle e successivamente a casa.

Certo, non era stato bello bloccarsi ed ancora meno la sensazione di paura di dover abbandonare il mezzo. Essere però immersi in quell’ambiente magico, forse, ha ripagato le tante ore di spalate.

BLOG CORSICA OFF ROAD: LA NOSTRA PRIMA AVVENTURA

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