L’INIZIO
Cartina alla mano, 2 fuoristrada, 3 improvvisati viaggiatori.
Nel nostro primo viaggio off road ci dirigiamo in Corsica. Sui nostri 4×4 intraprendiamo un’avventura a 360° che ci porterà su pericolose salite, nel polveroso deserto, tra le valli e sulla splendida costa marina. Pizza disgustosa, guasti inaspettati e paesaggi mozzafiato sono ciò che ci aspetta in quello che risulterà essere un viaggio epico e rocambolesco.
Ci sono voluti vari mesi per programmare la traccia. Andare off road in un luogo che non si conosce, per di più straniero, comporta sempre qualche difficoltà in più. Se a questo aggiungiamo l’imprevisto, che ci ha costretto a cambiare le carte in tavola ed a non seguire più l’itinerario prestabilito, il semplice viaggio diventa un’avventura vera e propria.
La Corsica, da quanto abbiamo potuto constatare, offre molti chilometri di percorsi in fuoristrada sia leggeri che impegnativi. Il che, per persone avventurose ed amanti dell’off road come noi, è l’ideale.
Ma facciamo un passo indietro.
Siamo partiti all’avventura con i nostri due 4×4: un Mitsubishi Pajero, condotto da me stesso (Mattia Giacobbi) ed un Suzuki Jimny condotto da Federico Barp. Il traite d’union dei due equipaggi è rappresentato da Giuliano Giacobbi, coordinatore della nostra squadra: l’ “MFG off-road Team”. Per noi il fuoristrada è molto più di un semplice modo per andare dal punto A al punto B. È un’esperienza che coinvolge anima e cuore, portandoci in luoghi inesplorati ed avventurosi.
GIORNO 1
Vivendo in 2 regioni diverse, Friuli e Veneto, ci siamo incontrati in autostrada all’altezza di Venezia per poi proseguire sull’A13 fino a Livorno.
Dopo una breve sosta in città in attesa del traghetto, ci siamo imbarcati. Devo ammettere che la parte più noiosa del viaggio è stata proprio questa. Ci sono volute 4 ore e mezza prima di arrivare a Bastia, il punto d’inizio della nostra avventura corsa.

Essendo ormai sera ci siamo diretti verso il campeggio “La Pietra” vicino alla località Pietracorbara. Passata la notte ci siamo svegliati all’alba. Un sole caldo ed un cielo limpido ci davano il benvenuto sull’isola rivelando un paesaggio collinare pittoresco. Fatto il checkout e scaldato i motori abbiamo preso la “Strada di u mare” che sale verso la costa nord. Arrivati alla cittadina costiera di Macinaggio abbiamo imboccato la “Strada di Tamarone”, il primo sterrato, che ci ha portato alla spiaggia da cui parte il “Sentier des Douaniers”. Parcheggiato abbiamo proseguito a piedi percorrendone un pezzo incuriositi dalla sua storia.

Questo sentiero è stato voluto da Napoleone Bonaparte e creato nel 1791. Percorso dai doganieri per prevenire il contrabbando lungo le coste, dopo essere caduto in disuso all’inizio del XX secolo, ha conosciuto una rinascita nel 1968. Appassionati, infatti, decisero di trasformarlo in un itinerario per escursioni. Oggi abbraccia oltre 26 km di litorale da Macinaggio a Barcaggio.
Tornati sui nostri passi e ripreso le auto abbiamo percorso a ritroso lo sterrato. A questo punto la “Strada di u Capicorsu” e la “Route des Moulins” ci hanno fatti salire di quota. Il paesaggio marino e costiero che ci aveva accompagnato fino ad ora ha lasciato spazio ad un territorio più boscoso. Arrivati all’incrocio con la “Route de Barcaggio” abbiamo attraversato il paese di Granaggiolo diretti verso nord. La fitta boscaglia di rovere ha incominciato a diradarsi rivelando all’orizzonte l’abitato di Barcaggio. Incominciata la discesa ci siamo fermati per pranzare in una piazzola a lato della strada per poi riprendere il cammino ed arrivare nel centro abitato.

Imboccata la “Route de l’Arenccia” abbiamo proseguito verso ovest dove si trova una delle spiagge più settentrionali della Corsica: Tollare. Qui si può godere di una bella vista sull’isola di Giraglia.
Teatro della gara di barche a vela “Giraglia Rolex Cup” quest’isola da il nome anche al “Ronde de la Giraglia”, un rally automobilistico che si svolge tra Capo Corso ed il Nebbio.
Proseguendo verso sud sulla “Route de Tollare” abbiamo attraversato vari piccoli centri abitati fino ad Ersa, dove abbiamo ripreso la “Route des Moulins”.
Ripercorrendo a ritroso il percorso fatto qualche ora prima abbiamo passato nuovamente Macinaggio e costeggiando il mare ci siamo diretti verso Sisco, letteralmente il punto di svolta della nostra avventura. Lì infatti abbiamo imboccato la strada che ci condurrà prima ad ovest, verso la prima vera prova per i nostri fuoristrada e successivamente a sud.
Presa quindi la direzione verso il centro di Capo Corso, poco sopra la località Munacaghja, abbiamo imboccato una strada sterrata in pendenza. Se all’inizio della salita eravamo circondati da arbusti alti e con chiome folte, tornante dopo tornate la vegetazione si è fatta sempre più bassa. Il panorama non era più nascosto ma ci rivelava una vista mozzafiato sul mare e i paesi sottostanti. Saliti rapidamente di quota il paesaggio che ammiravamo nelle soste o nello specchietto retrovisore non faceva che migliorare. Si iniziavano a scorgere all’orizzonte l’Isola d’Elba e l’Isola di Capraia, nascoste dietro ad una leggera foschia.
I pendii della montagna cambiavano progressivamente diventando sempre più rocciosi.
Arrivati sul passo “Bocca di San Giovanni” ci siamo fermati per ammirare ciò che ci circondava. La posizione sommitale ci ha permesso di vedere la costa occidentale davanti a noi mentre dietro quella orientale. Qui la Cappella San Ghjuvanni (881 mt.), interamente in pietra, è la testimonianza di un passato pastorale e religioso.

Dopo esserci rilassati un attimo, abbiamo iniziato la discesa più sereni e carichi di prima. Rapidamente siamo scesi di quota e lasciato lo sterrato alle spalle. Proseguendo sull’asfalto abbiamo passato i paesi di Olcani ed Ogliastro fino ad arrivare ad Albo, sulla costa ovest.
Da qui abbiamo preso la D80 direzione Saint Florent.
Costeggiando ancora una volta il mare abbiamo guidato fino alla cittadina facendo capolino al “Camping U Pezzu”.
GIORNO 2
Ci siamo svegliati il giorno dopo con un cielo terso ed un sole caldo a darci il buongiorno.
Spostati i 4×4 fino alla reception ci siamo accorti che Alfred (il Pajero) non frenava a dovere. Il tubo di uno dei due freni anteriori infatti perdeva. Ripartiti abbiamo fatto qualche centinaio di metri fino a parcheggiare vicino ad un’officina con l’illusione di poter risolvere in breve tempo il problema.
Consultato il meccanico ci siamo resi conto che, proprio perché su un’ isola, per ottenere il pezzo di ricambio ci sarebbero volute delle settimane.
Da qui il programma è andato a rotoli, considerando che a questo punto la nostra preoccupazione era arrivare al punto d’imbarco in tempo. Tuttavia, senza saperlo, iniziava la parte migliore della nostra avventura.
Le chiamate all’assicurazione per un’eventuale carro attrezzi, neanche lo sto a dire, sono state inutili. Un punto da tenere ben presente se volete fare un viaggio con la vostra macchina su un isola straniera è che non avrete il supporto a breve termine. Scartate dunque queste opzioni abbiamo capito che dovevamo arrangiarci.
Senza perderci d’animo abbiamo smontato il tubo e ragionato sul da farsi. Dopo un po’ di idee abbiamo fatto un tentativo. Essendo crepato proprio sul punto di giunzione, abbiamo tagliato in modo da riavere un tubo senza perdite. A questo punto con i pochi attrezzi a disposizione, abbiamo ricreato il bordino necessario a poterlo giuntare.

Ormai si era fatto pomeriggio tardi poiché le operazioni avevano richiesto tempo. Ripuliti da olio e grasso, siamo andati in città. Vista la necessità di avere un tubo che ci sarebbe servito il giorno seguente per spurgare i freni dall’aria, abbiamo approfittato per fare un giro.
Saint Florent è una cittadina turistica ben curata e tenuta. Attraverso le vie del centro storico si può arrivare a punti panoramici sul mare oppure a locali la cui specialità è il pesce. Passeggiando poi per il lungo mare si incontrano molti bar e negozi di articoli vari. L’acqua cristallina rende questo posto ideale per le immersioni. Dopo aver visto anche la cattedrale di Santa Maria Assunta ci siamo rimessi sui nostri passi per tornare. Passati davanti ad un camioncino con il forno a legna che faceva pizze abbiamo preso un’ improbabile cena: “In Corsica non sanno fare le pizze!”
GIORNO 3
Al mattino ci siamo svegliati con il pensiero di dover risolvere il problema ai freni.
Rimontando il tubo ci siamo accorti che era necessario adattarlo poiché, essendo più corto, non passava più nel posto corretto. Spurgato i freni e con le dita incrociate abbiamo provato il mezzo. Con piena soddisfazione abbiamo constatato che la riparazione fatta aveva risolto il problema.
Con Alfred nuovamente efficiente abbiamo dovuto ragionare ed improvvisare un percorso alternativo. I due giorni persi non ci permettevano più di proseguire nel programma iniziale.
Abbiamo intrapreso quindi la “Route de Calvi” e percorso vari chilometri circondati da un paesaggio caratterizzato da arbusti bassi e colline. Dopo nemmeno un’ora abbiamo preso l’incrocio verso il Deserto degli Agriates ed iniziato un nuovo sterrato. Se pensate di trovarvi un deserto con le dune di sabbia vi sbagliate. Il paesaggio che ci ha accompagnato verso la costa era, oltre che estremamente polveroso, roccioso e con la gariga, vegetazione bassa caratteristica del luogo. Il tratto percorso è tenuto bene e non presenta tratti difficili al di fuori dell’ultima pozza d’acqua che potrebbe essere un problema per le vetture basse.

Arrivati alla fine siamo entrati nel campeggio U Paradisu e ci siamo sistemati. Non essendo ancora tardi abbiamo fatto una passeggiata fino alla spiaggia vicina e credetemi se vi dico che ne vale la pena. Dal campeggio non la si vede, ma una volta attraversati degli arbusti, si presenta a voi con una sabbia bianca ed un mare azzurro limpido. L’ideale dopo tutti quei chilometri di polvere.
Fatto il meritato bagno siamo tornati alle tende.
GIORNO 4
Il mattino seguente, dopo esserci preparati, siamo risaliti in auto e ripercorso il tratto di deserto all’incontrario.
Toccato l’asfalto abbiamo preso il proseguo della strada del giorno prima. Dopo non molto però, vicino alla Cima di u Pesu, ci siamo avventurati su una pista sterrata che ci avrebbe portato nel cuore del deserto. Se nel primo tratto sembrava come quelle percorse fino ad ora, dopo un po’ la situazione ha iniziato a cambiare. Il percorso si snodava su e giù per le colline del deserto e poco a poco diventava sempre più dissestato.
Bisogna tener conto che il percorso l’avevamo progettato su cartina e non avevamo idea di ciò che ci aspettava. Rincuorati però da un cielo limpido e da una vista che a tratti dava su un mare stupendo, abbiamo proseguito con entusiasmo, carichi di emozione nell’affrontare un percorso tutto da scoprire.
Oltre ad un toro, per tutta la mattinata non abbiamo incontrato nessuno. L’ambiente ci dava l’idea di essere in una delle parti più selvagge dell’isola. Passata ormai l’ora di pranzo abbiamo preso un percorso laterale ancora più dissestato che ci ha condotti ai “Refuges de Ghignu”, dove abbiamo fatto una sosta attirati da queste costruzioni.
I “Refuges de Ghignu” erano in origine delle capanne tradizionali usate dai pastori corsi durante le transumanze. Costruite con pietra, legno e paglia sono caduti progressivamente in disuso. Tuttavia negli ultimi decenni sono stati restaurati e conservati con il loro aspetto originale, ma resi pernottabili.
Esplorando i dintorni siamo arrivati sul mare ed abbiamo trovato una spiaggia completamente vuota. Qui l’acqua era ancora più azzurra e cristallina delle volte precedenti ed il senso di tranquillità e rilassatezza era immenso.

Tornati alle auto abbiamo pranzato e ripreso la marcia. Consultando la cartina abbiamo optato per un tragitto che si staccava dalla pista percorsa fino ad ora, andando in direzione sud verso Ogliastro. Proseguendo, lo sterrato è diventato sempre più roccioso. Iniziavano ad alternarsi dei tatti di forte pendenza caratterizzati da grosse buche e rocce. Se fino ad ora si parlava di fuoristrada leggero e tranquillo questi tratti risultavano un po’ più impegnativi. Per le caratteristiche dei veicoli Gianni (il Jimny), più leggero, saliva con meno difficoltà. Circa a metà di questa serie di salite abbiamo trovato la più difficile: buche a destra e sinistra unite alla forte salita ed alle rocce ostacolavano il nostro proseguo.
Partito il Pajero, nel tratto più pendente, due buche hanno costretto il mezzo ad un pericoloso twist dove lo pneumatico anteriore si è alzato da terra di poco più di un 1 metro e mezzo. Cautamente, attraverso qualche manovra, siamo riusciti a rimetterla a terra e con un pesante lavoro manuale di sistemazione della strada, abbiamo risolto il passaggio. A seguire il Jimny saltando un po’ qua ed un po’ la è risalito senza particolari problemi. Da lì ci hanno atteso altre salite come quella e per qualche ora siamo andati avanti su questo percorso immerso tra le colline corse. Verso la fine abbiamo incontrato una vegetazione che era sempre più caratterizzata dalla presenza di fichi d’india.

Arrivati ad una grande costruzione di mattoni, anticamente usata dai pastori, abbiamo fatto una sosta. Eravamo stanchi ma contenti di aver passato questo tratto si impegnativo, ma anche stupendo immerso in una natura incontaminata. Prima del viaggio eravamo in cerca di un’avventura off road che ci facesse divertire ed esplorare luoghi nuovi e l’avevamo trovata.
Ripresa la guida lo sterrato ha iniziato a diventare più regolare ed a portarci ancora più in alto di quota. Ci siamo trovati a percorrere colline sempre più grandi incontrando numerosi greggi sulla strada.
Arrivati sull’asfalto abbiamo preso la strada che per un tratto costeggia il fiume L’Ostriconi e che poi si immerge nuovamente nelle colline. Ci siamo diretti verso Belgodere, un paese di pochi abitanti, dove ci siamo rifocillati e cercato il prossimo campeggio.
Stabilita la meta dopo un’ora o poco più siamo arrivati al campeggio U Pignottu. Qui sembrava quasi di essere in Toscana, immersi nelle colline ricche di ulivi. Accampati ci siamo concessi una cena in un ristorante poco lontano dove il piatto tipico era il toro allo spiedo accompagnato da un ottimo vino corso.
GIORNO 5
La notte è stata caratterizzata da vento forte ma al mattino il solito bel sole ci attendeva.
Levate le tende abbiamo fatto rotta verso Est su una strada ricca di tornanti che ci ha fatti salire ancora di quota, toccando i 900 metri. Questa è stata la più piacevole poichè sull’orlo del precipizio e con un panorama che lasciava senza parole. Abbiamo approfittato di una piazzola e pranzato con la vista migliore che potessimo avere.

Finito il pasto siamo saliti ancora per un po’ per poi iniziare i tornanti in discesa. L’aspetto del territorio cambiava progressivamente dopo ogni chilometro e qualche ora più tardi ci siamo ritrovati in una valle racchiusi tra le montagne.
Arrivati a Ponteleccia abbiamo fatto rifornimento ai mezzi e stabilita la prossima meta. Visto il caldo torrido abbiamo cercato un campeggio in quota così da poter beneficiare dell’aria fresca. Fortunatamente abbiamo trovato ed impostato la meta su una struttura sul versante del vicino Monte Cinto.
Tornati qualche chilometro indietro, abbiamo imboccato l’incrocio corretto. Il paesaggio in un attimo è cambiato nuovamente. Sembrava a questo punto di essere tra i ranch americani, circondati da allevamenti di bestiame.
Abbiamo iniziato l’ascesa e repentinamente l’ambiente è nuovamente cambiato riportandoci per qualche ora sulle Alpi italiane. La strada stretta e pittoresca si arrampica lungo i pendii e numerosi sono stati gli incontri con mucche e pecore che hanno reso il tutto più selvaggio. Iniziato il tratto in mezzo al bosco il profumo di legno era nell’aria e ci ha accompagnato fino all’arrivo al Camping Monte Cinto: il nostro pernottamento.

Unico rispetto a quelli vissuti fino ad ora, con i suoi circa mille metri, ci ha immerso in un territorio boschivo dove regnano pace e tranquillità. Il silenzio era interrotto solo dallo scrosciare del vicino torrente e dal debole vociare degli altri campeggiatori.
GIORNO 6
Risvegliati ci attendeva l’ultimo giorno on the road poiché il seguente ci saremmo imbarcati.
Partiti abbiamo continuato l’ascesa del monte. La fitta boscaglia piano piano si è aperta rivelando un paesaggio montano incredibile. Un tornante alla volta siamo arrivati alla fine della strada. Qui è presente uno chalet con impianti sciistici di risalita da dove partono le varie camminate sulle montagne circostanti.

Presa la strada del ritorno e scesi di quota, una volta tornati a valle, abbiamo approfittato per mangiare della carne tipica. Da qui, percorrendo la strada T20, dopo una cinquantina di chilometri eravamo di nuovo sulla costa orientale dell’isola. Andando verso Nord ci siamo fermati per passare la notte al camping San Damiano. A differenza del giorno prima, in cui eravamo sul monte ed al fresco, qui il caldo e l’umidità ci facevano rimpiangere i tratti in quota. Approfittando del vicino mare abbiamo fatto l’ultimo bagno.
GIORNO 7
La mattina seguente ci siamo diretti a Bastia dove ci siamo imbarcati concludendo la nostra avventura.
Una volta a Livorno siamo tornati verso casa ripensando a ciò che avevamo appena vissuto. Alfred e Gianni le avevano passate tutte: scalato montagne, attraversato il deserto e sfilato sul lungomare. Una costante del viaggio sono stati i paesaggi mozzafiato, che fossimo sulla costa o in quota, la Corsica non ci ha mai deluso. Dal mare cristallino alle montagne scoscese, passando per il deserto, le colline di ulivi e le valli ricche di bestiame. I problemi hanno reso l’avventura ancora più vera. Speriamo di non averne in futuro ma uno spiacevole presentimento ci perseguita.
Con sproporzionato ottimismo stiamo già lavorando per la prossima avventura, che ci vedrà cimentarci in un percorso tutto italiano coast to coast.
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